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In Campania le api certificano i prodotti agricoli

In Campania le api certificano i prodotti agricoli

Il progetto Cara Terra punta a creare un paniere di prodotti dell'Alto Casertano con un'attestazione ambientale monitorata dalle api (che sono stati i veri e propri rilevatori) e dal sistema universitario

Le api sentinelle dell’ambiente grazie ad un progetto di monitoraggio in collaborazione con le Università degli Studi Federico II di Napoli e delMolise. Il Consorzio nazionale produttori apistici in collaborazione con ilGruppo di azione locale Alto Casertano presenterà questa sera a partire dalle 18 nella la Sala Convegni del Consorzio di bonifica del Sannio AlifanoPiedimonte Matese, il progetto denominato "Cara Terra 2.0 – Un'opportunità per imprese ed agriturismi".


Si tratta dell’upgrade del progetto Cara Terra, che attraverso delle vere e proprie centraline di biomonitoraggio e grazie al lavoro delle api ha svolto un vero e proprio checkup dello stato di salute dell'Alto Casertano.
 


La versione 2.0 punta a trasformare in opportunità la certificazione di un ambiente salubre a vantaggio di tutte le aziende e gli agriturismi che operano sul territorio monitorato. Dopo l’intervento introduttivo di Riccardo Terriaca, direttore del Consorzio nazionale produttori apistici, e dopo i saluti del presidente del Gal, Ercole De Cesare e del coordinatore Pietro Andrea Cappella, il dibattito prenderà vita con gli operatori economici (imprese agroalimentari ed agriturismi). Dibattito al quale presenzierà anche il responsabile scientifico del progetto Cara Terra, Antonio De Cristofaro, vice direttore del dipartimento Ambiente alimentazione e agricoltura dell’Università degli studi del Molise ed il responsabile area tecnica del Gal Alto Casertano, Giuseppe Miselli.


"Cara Terra 2.0 rappresenta uno strumento di promozione e si rivolge in particolare alle aziende agricole ed agroalimentari e agli agriturismi, - spiega il coordinatore del Gal, Pietro Andrea Cappella - in questo modo passeremo quindi dalla attività di ricerca alla identificazione di un modello di competitività a disposizione delle aziende. Le informazioni raccolte durante un intenso anno di monitoraggio vengono così trasformate in politiche di vantaggio competitivo a disposizione delle aziende. Si creerà così un paniere di prodotti dell'Alto Casertano caratterizzati da una attestazione ambientale monitorata dalle api (che sono stati i veri e propri rilevatori) e dal sistema universitario (che ha analizzato e certificato i dati)".

L’Alto Casertano – un’area vasta a cavallo tra il Parco regionale del Matese, il Parco regionale di Roccamonfina ed il Parco Regionale del MonteMaggiore si era confermata un’isola felice, dove gli inquinanti di terra, suolo, acque e aria sono ben sotto le soglie di pericolosità, già nel dicembre scorso, quando a Piedimonte Matese furono presentati i dati del biomonitoraggio effettuato con le api nel quadro del progetto Cara Terra, finanziato dal Gruppo di Azione Locale Alto Casertano con il Piano di sviluppo locale Giardino di Terra di Lavoro, misura 412 “Rete di sportelli informativi”.

Lo studio, condotto tra 2013 e 2014 dall’Università Federico II di Napoli e dall’Università del Molise si era già avvalso della collaborazione degli allevatori del Consorzio nazionale produttori apistici CoNaProA, premiati per questo progetto dall’Oscar Green Coldiretti 2014 sezione non solo agricoltura. Le analisi per la ricerca di ben 26 gruppi di sostanze inquinanti, durate per oltre un anno, avevano fatto perno su 10 stazioni di rilevamento. Il progetto Cara Terra è ancora oggi il quarto studio al mondo nel quale sono state cercate le polveri sottili sulle ali delle api. E anche nel confronto con altre realtà territoriali l’alto Casertano era uscito vincente. Dalla relazione del professor Emilio Caprio, dell’Università di Napoli, emerse che sulle ali della api dell’Alto Casertano prevalgono le polveri degli ossidi di ferro e di carbonato di calcio, legate alla natura calcarea del territorio matesino e l’ossidiana, probabilmente dovuta alla presenza del vulcano Roccamonfina. Lavorando con uno spettrometro a scansione EDS era risultata rara presenza di polveri di origine antropica.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

Autore: Mimmo Pelagalli

 

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