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Aethina tumida

E’ arrivata in Italia. Presumibilmente dal profondo sud (porto di Gioia Tauro?). Le procedure precauzionali prese fino ad ora, dunque, non hanno impedito al “coleottero malefico” di atterrare nella penisola italica.

Il solerte (siamo sicuri?) ritrovamento nei “nuclei esca” (?!?!?!?) posizionati dall’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria, ha innescato la mobilitazione del Centro di Referenza Nazionale ed Europeo per l’Apicoltura, dell’Assessorato Regionale alla Sanità, delle associazioni apistiche locali (un immenso, sentito ringraziamento a Francesco Artese, Presidente di FAI Calabria, senza del quale probabilmente oggi non staremmo a parlare di ipotesi di eradicazione) e nazionali, in un improbabile, difficile, ma indispensabile tentativo di eradicazione del problema.

Oggi, a distanza di circa 35 giorni dal primo ritrovamento ufficiale, siamo ad oltre quattordici ritrovamenti. Ma ancora senza certezze su ubicazione del focolaio principale (anche se si incomincia a delineare un’ipotesi), sulla data di arrivo del coleottero in Italia, sull’attuale livello di diffusione.

 

Un primo dato però è certo. Il coleottero non lo conosciamo bene, per lo meno non lo conosciamo quanto avremmo dovuto. Del suo potenziale arrivo se ne parla da anni, ma come al solito, in virtù di italica abitudine, ce ne stiamo occupando seriamente solo ora, in piena emergenza (è come se la Protezione Civile elaborasse i piani di emergenza a calamità accaduta).
Allora che fare? Prepariamoci. Speriamo che la “mission impossibile” degli arditi colleghi calabresi vada a buon fine, ma prepariamoci al peggio. Prepariamoci a dover fronteggiare “ordinariamente” questo nuovo, ulteriore nefasto nemico delle nostre api e, quindi, nostro.

Come? Innanzitutto bene, approfondendo la materia in modo serio, tralasciando i passaparola o i pericolosi “faidate me lo ha detto tizio”. Poi imparando a conoscerlo. Classificazione, morfologia ed anatomia, sviluppo e comportamento, origine e diffusione, danni alle api, al miele ed all’apicoltura, mezzi di lotta, etc..
E’ importante non ripetere l’errore fatto dopo le prime segnalazioni di Varroa, a suo tempo, quando sottovalutammo la capacità e la velocità di diffusione dell’acaro.

L’occasione sarà utile anche per approfondire le tematiche relative a Vespa crabro, velutina, orientalis ed a Senotainia, che pure si affacciano nei nostri apiari sempre più numerose ed aggressive.
Insomma, giovedi, un’occasione di formazione e aggiornamento che, al di là dell’emergenza, va inquadrata nel percorso di “indistinta qualificazione professionale” che abbiamo avviato e che intendiamo proseguire anche nella prossima stagione.

 

Riccardo Terriaca
Presidente VolAPE

 

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