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L'ape, regina a Fiera Agricola e nella società moderna. CARA Terra e il monitoraggio ambientale

Scritto da Adele Consola e Federica Landolfi

PASTORANO - Un mondo affascinante e complesso quello delle api, idea condivisa da molti visto che è stata particolarmente numerosa la presenza di ospiti presenti in sala in occasione della tavola rotonda “C.A.R.A. Terra: l’ape al servizio della società”, uno degli eventi che si sono susseguiti nel pomeriggio di ieri, 25 aprile, all’interno del Polo Fieristico A1Expò di Pastorano in occasione di Fiera Agricola 2014.

 

Il titolo del convegno, scelto e organizzato dall’Associazione RadiCe con la preziosa collaborazione del CoNaProA (Consorzio Nazionale Produttori Apistici), del suo instancabile direttore Riccardo Terriaca e del presidente Angelo Lombardi, della Fondazione Luigi Terriaca rappresentata dal presidente Gianfranco Visco e dell’Associazione Interprovinciale Apicoltori Caserta/Napoli rappresentata dal presidente Mario Ambrosino, prende spunto dal progetto CARA terra, acronimo di Caserta Apicoltura Rilevamenti Ambientali. Un’iniziativa di monitoraggio del territorio attraverso delle “centraline” al momento poste sui territori di quattro comuni del casertano: Caianello, Galluccio, Marzano Appio e Vairano Patenora. Il nostro vuole essere, infatti, anche un input per imparare a conoscerlo. “L’apicoltura è uno strumento semplice ed efficace, - ha esordito il sindaco di Vairano Patenora Bartolomeo Cantelmo - è un lavoro straordinario perché crea due opportunità: vantaggio economico e uno strumento per monitorare la salubrità del territorio”. Pietro Andrea Cappella, coordinatore del GAL Alto Casertano ha invece evidenziato quanto il mondo apistico sia compatibile e vicino al Gruppo di Azione Locale Alto Casertano che rappresenta in quanto organismo che si occupa della promozione dello sviluppo rurale, di miglioramento della qualità della vita e di valorizzazione delle risorse naturali, culturali e ambientali. “Api, un progetto che si innesta in un territorio con tante colture. Qui si sta parlando di prospettiva, - ha continuato Giulio Federici, direttore Coldiretti Caserta - di futuro, i giovani possono avere un approccio con l’apicoltura per dedicare bene ad attività complementari il loro tempo. Le api possono portare reddito che benessere ambientale, dove sono le api non ci sono problemi ambientali”. L’ape dunque non solo per produrre miele, quali opportunità ci possono essere per i giovani? A questa domanda ha risposto Gennaro Granata, nella duplice veste di vicepresidente del CoNaProA e di delegato regionale di giovane impresa Coldiretti. “L’apicoltura può essere interessante per giovani che non hanno un lavoro, - ha sottolineato Granata - non è indispensabile avere terreni. Numerose le opportunità: non solo il miele, la pappa reale, la cera, ma tante cose messe insieme possono dare una tranquillità economica”.

Un progetto che è nato in un momento importante, quello di CARA Terra, e cioè in piena emergenza Terra dei Fuochi. Questo ha dato spunto per riconoscere che l’ape è un efficace indicatore biologico, come ha ricordato Gennaro Di Prisco, docente all’Università Federico II di Napoli. “L’obiettivo del progetto – ha continuato Di Prisco - è eseguire un’indagine conoscitiva dell’inquinamento, le aree di monitoraggio a nord del casertano pongono sotto la lente metalli pesanti, attività industriali, polveri, l’inquinamento si trova in aria, acqua e suolo. La time line dell’indagine va da maggio a settembre, dopo saranno divulgati i risultati, prevediamo per novembre di quest’anno”. Dell’apicoltura in Campania e del suo valore nell’agricoltura ha parlato Emilio Caprio, docente di Apicoltura all’Università Federico II di Portici. “Il suo sviluppo – ha esordito Caprio - c’è stato in tutte le più grosse civiltà (egiziani, greci) già nel 660 a.C.. L’apicoltura negli anni è stata considera come attività di interesse nazionale, utile per la conservazione dell’ambiente naturale. Secondo la normativa nazionale è un’attività agricola ma non legata ad un territorio , come lo è anche il servizio d’impollinazione. Il valore del prodotto in Italia ammonta a circa 60 milioni di euro, rappresenta appena il terzo per mille della produzione lorda vendibile”. Tra le altre cose Emilio Caprio e Gennaro Di Prisco sono recenti vincitori del prestigioso Premio Cozzarelli, attribuito dalla National Academy of Sciences degli Stati Uniti ai migliori sei lavori scientifici pubblicati sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences USA. A conclusione ancora un altro docente, Antonio De Cristofaro, stavolta dell’Università del Molise, ha dato il suo contributo alla tavola rotonda. A lui si deve attribuire, infatti, la paternità del progetto. “L’ape attualmente è il miglior bioindicatore ambientale soprattutto in relazione al rapporto costo/benefici.” Queste le parole con cui ha esordito de Cristofaro. “L’alveare – ha concluso - è un collettore e un bio accumulatore. Fino ad ora le istituzioni si sono mostrate sensibili alla volontà congiunta del mondo scientifico e di un gruppo di giovani apicoltori, questo fa presagire grandi cose”.

Lo spunto di riflessione che ha anticipato gli interventi è tata la proiezione di un filmato, di un’entomologa di fama internazionale, Marla Spivak. Quindici minuti che sono serviti per entrare subito nel vivo del dibattito, mettendo in relazione l’ape e la società moderna. Un filmato in cui le “mangiatrici di fiori”, come sono state definite dalla Spivak, sono risultate essere veramente le regine della natura. Oltre 20 mila le specie di api al mondo, fondamentali per l’impollinazione, messe a dura prova da quando sono cambiate le nostre pratiche agricole. Il messaggio lanciato dalla Spivak deve, dunque, farci ben riflettere, quando dice che noi uomini ci dovremmo comportare come loro perchè “ogni singola azione può contribuire ad una grande soluzione”.

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